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Categoria: Libri Pascal Editrice

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A casa di Emily (3)     La sapienza delle cose (3)     L'anima diffusa (20)     Le notti (16)    
Giorni /persone e storie (19)     Rivista - Il Chiasso Largo (13)     Celeste e rosa (3)     Popoli, chiese e castelli (4)    
Nova Humanitas (1)     Intermezzi (2)     I Colonnini (1)     La voce narrante (3)    
Banda Larga (3)     Gli Stivali del Gatto (1)    

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Gesù inesplorato; conoscere e capire Gesù   Molto popolare

Categoria : Libri Pascal Editrice


Autore : Matteo Musumeci

Prezzo : 20,00
Ordina ora prosso 365 Bookmark.it
Descrizione : L’intento che il professor Matteo Musumeci, componendo questa sua profonda esplorazione del Cristo, si è prefisso è quello di mostrare Gesù di Nazareth così come egli ha imparato a conoscere lungo decine d’anni di studio, approfondimenti, indagini, riflessioni e meditazioni; osservando da vicino ogni suo atteggiamento, gesto e parola, dimostrando come sia stata divina e unica la sua figura in terra. L’Autore rappresenta Gesù Cristo per quello che Egli fu e apparve realmente in tutta la sua vita, in base alle testimonianze, ai documenti e alla grande mole di studi in nostro possesso. Dalla lunga trattazione emerge con chiarezza come il Musumeci ami profondamente il Cristo; ma non il Cristo Gesù “cristiano” o “cattolico”, ma il Gesù di Nazareth in quanto Dio: Dio di tutti gli uomini e di tutte le religioni.

ISBN:978-88-7626-104-6

Pagine 358

Dimensioni:17x24


Questo libro è stato aggiunto : Lug 05, 2011
Punti: 936
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Un'ombra nera   Molto popolare

Categoria : Libri Pascal Editrice / Le notti


Autore : Fausto Tanzarella

Prezzo : 10,00
Ordina ora prosso 365 Bookmark.it
Descrizione : 1349, Siena lotta per rinascere dopo la tragica epidemia di peste che ha dimezzato la popolazione e sconvolto la sua vita. In una città che cerca di ritrovare se stessa, l’avvocato Bernardino Cristofori e il suo assistente Jacopo da Gavorrano ricevono la visita di Diana, bellissima dama giunta da Venezia, che li prega di indagare sulla sorte del proprio marito misteriosamente scomparso a Siena un anno prima. Ha inizio così un’avventurosa indagine che, come presto scopriremo, qualcuno è deciso a impedire, anche a costo di uccidere. Agguati, omicidi, inseguimenti, ma anche amore e passione compongono una trama che ancora una volta sarà lo straordinario intuito di Bernardino a svelare.

ISBN:978-88-7626-102-2

Pagine 225

Dimensioni:14,5x21


Questo libro è stato aggiunto : Apr 05, 2011
Punti: 953
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Il Chiasso Largo - Numero 9   Molto popolare

Categoria : Libri Pascal Editrice / Rivista - Il Chiasso Largo


Autore : Pascal Editrice

Prezzo : 5,00
Ordina ora prosso 365 Bookmark.it
Descrizione : Alda Alda Merini non scriverà più versi. Probabilmente ci saranno editori che pubblicheranno postume sue poesie; il malvezzo di raschiare il fondo dei cassetti dei grandi autori defunti non morirà mai. Ma quel limpido fiume carsico che sotto la superficie di una vita stenta e sventurata, a più riprese è emerso per offrire una delle più nitide e alte testimonianze liriche del novecento e di questo breve scorcio di un nuovo secolo, si è raccolto per sempre nel suo letto sotterraneo. Quando muore un poeta, non cessa semplicemente di vivere una persona; si spegne una luce che illuminava di verità uno spazio del nostro esistere; si chiude una finestra dalla quale era possibile guardare con occhi diversi ciò che a tutti è dato guardare ma a pochi vedere. Certo i grandi poeti sono immortali. Ma la loro immortalità può essere peggiore di una dignitosa e irrevocabile estinzione. Spesso li imbalsamiamo in stereotipi arbitrari, scaviamo loro una nicchia e li incassiamo nel muro, li congeliamo in aride antologie… Mentre il poeta è un decifratore e ricodificatore del reale, scompone la vita in segmenti reinterpretati dalla sua sensibilità e personale visione del mondo e ce la ripropone sotto forma di allusioni, sogni, metafore, analisi; concedendoci conoscenze e angoli di visione che prima non possedevamo. Quando un poeta muore, seppelliamolo con grazia e rassegnazione. Ma l’omaggio vero che possiamo rendergli sta nel continuare a tenere in vita la sua poesia, proseguendo nella ricerca che egli ci ha indicato. Detta così sembra cosa ovvia e facile. Il fatto è che non accade mai. Sembrerebbe che la poesia sia inutile. Forse è proprio così. Tutti onorano e celebrano Dante, Leopardi, Montale, ma se ci guardiamo intorno, se ci specchiamo nella società amorale, volgare, violenta, qualunquista che ci circonda, troviamo ignorata, nei fatti, la loro esperienza. E non è questione di istruzione o meno: anche chi ha studiato e può definirsi colto emana a piene mani amoralità, volgarità, violenza… Qualcuno, a questo punto, mi darà del moralista: ormai non esistono più le persone morali. Non appena qualcuno si permette di fare un minimo richiamo a qualche valore etico viene bollato come “moralista”. Io non credo di esserlo; vorrei solo un briciolo di coerenza. Vorrei che questa società, nel suo complesso, almeno provasse a vivere un minimo in aderenza con quei principi e valori e fini (civili, religiosi, sociali) ai quali, a parole, dichiara di ispirarsi. Tutto qui. Allora, Alda Merini: ha cantato la propria emarginazione, il proprio essere altro e al di fuori dalla vita di tutti, ha esplorato la disperazione degli ultimi e il senso profondo dell’essere a questo mondo di ognuno. Che il suo messaggio resti, crei, incida, mentre in questo paese aumentano gli emarginati, si perseguitano i diversi, per razza o per natura, si sacrificano gli ultimi di ogni condizione. Almeno noi pochi che ci crediamo, comandiamoci le sue parole: “…la verità è sempre quella/ la cattiveria degli uomini/ che ti abbassa/ e ti costruisce un santuario di odio/ dietro la porta socchiusa…”
Questo libro è stato aggiunto : Lug 22, 2010
Punti: 947
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Il Chiasso Largo - Numero 10   Molto popolare

Categoria : Libri Pascal Editrice / Rivista - Il Chiasso Largo


Autore : Pascal Editrice

Prezzo : 5,00
Ordina ora prosso 365 Bookmark.it
Descrizione : La libertà e i suoi fantasmi Tra potere e libertà d’espressione una lotta che non avrà mai fine, né confini. C’è una piccola storia tedesca che pochi conoscono, che nessuno ha mai raccontato. Una ignobile, orrenda storia, accaduta nel 1943, periodo nel quale anche la Storia, dell’Europa e del Mondo, era ignobile e orrenda. Ma questa piccola storia voglio raccontarla adesso per la violenta forza simbolica che esprime, per il valore di paradigma del rapporto tra libertà del pensiero e potere oppressivo che è in grado di rappresentare. Nel 1943 viveva e lavorava in Germania, a Berlino, Karlrobert Kreiten, pianista ventisettenne. Per unanime riconoscimento della critica, dei maestri e dei colleghi era uno dei più dotati talenti musicali allora esistenti. Nel 1933, a soli diciassette anni, Kreiten si era aggiudicato il prestigioso premio “Felix Mendels- sohn”; aveva poi avuto come maestro, a Vienna, Claudio Arrau; aveva suonato con Wilhelm Furtwangler; da anni teneva concerti di grande successo in Germania e in tutta Europa. Tuttavia il giovane Kreiten aveva un vizio, quello di pensare, con la propria testa. Un vizio pericolosissimo per un suddito del Reich. Così nel marzo 1943 commise un’imprudenza. Un pomeriggio in casa di sua madre, a Berlino, si trovò a chiacchierare con un’amica di lei, la signora Ellen Ott-Monecke. Si sentiva tranquillo Karlrobert quel pomeriggio, rilassato, e si lasciò andare a qualche commento sulla guerra in corso. Era appena terminata la battaglia di Stalingrado e il giovane pianista espresse l’opinione che la guerra fosse ormai perduta e che Hitler fosse uno scellerato. Non sappiamo quanto Ellen Ott-Monecke fosse realmente amica della signora Kreiten. Sappiamo per certo che era un’informatrice della Gestapo. Due mesi dopo, nella città di Heidelberg, al termine di un concerto, il pianista venne arrestato. Fu processato e condannato per tradimento e disfattismo. Lo impiccarono l’8 settembre di quello stesso anno. La storia è agghiacciante sotto diversi aspetti. Un potere tiran- nico assassina un oppositore. Basterebbe. Ma non basta: l’op- positore è giovane; è un grande artista, un uomo che ha tanta bellezza e armonia da regalare all’umanità. Infine, l’oppositore non è tale, in realtà. Kreiten non complottava, non ciclostilava in segreto volantini sovversivi, non agiva in alcun modo contro il governo. Viveva solo per la musica, non si occupava d’altro. Fu ucciso solo perché, un maledetto pomeriggio, sentendosi sicu- ro, nel salotto di sua madre, aveva lasciato cadere qualche con- siderazione critica sulla guerra. Sarebbe bastato che qualcuno, in quel momento, l’avesse chiamato al telefono o che lui si fosse ricordato di un vecchio impegno… sarebbe sopravvissuto. Ma il potere dei tiranni è fatto così: è costruito sulla paura. Paura che il popolo ha del tiranno; ma soprattutto la paura che il tiranno ha del popolo. La consapevolezza della propria illegittimità, dunque della propria debolezza morale, lo porta a diffidare ad ogni stormir di fronda, a puntare la pistola contro ogni fremito di intelligenza, di propensione all’analisi, perché ovunque c’è intelligenza, lì c’è capacità critica e dunque la tirannide è minacciata. Il gerarca nazista Von Student diceva: «Ogni volta che sento pronunziare la parola cultura, mi viene da portare la mano alla pistola». Più chiaro di così. Sarebbe bello poter dire: …d’accordo, ma questa è roba di settanta anni fa. Oggi i valori della democrazia imperano nel mondo. No, non nel mondo. Non in Iran, dove gli oppositori del regime teocratico vengono arrestati e assassinati; in prima fila gli intellettuali, come il regista Jafari Panhai, gente colpevole di pensare. Non in Cina, dove puoi essere fucilato anche solo per aver navigato in internet. Non in Birmania, Nigeria, Zimbabwe, Sudan, Cuba, in gran parte delle repubbliche ex sovietiche rette da avidi despoti post-comunisti… Ma allora sarebbe bello poter dire: d’accordo, lì sono al potere delle dittature, ma in tanta parte del mondo, e specie in occidente, abbiamo delle democrazie parlamentari. Non sempre, non ovunque. La Russia è un paese organizzato secondo una costituzione democratica. Pure, Anna Politowskaja è stata assassinata, al pari di altri giornalisti, politici, imprenditori critici verso il governo. In realtà, da quelle parti, la gente non si sente molto tranquilla a dire quel che pensa, se quel che pensa è molto diverso dai messaggi che emana il potere politico, amplificati da un sistema di media quasi totalmente conformato alla linea governativa. Discorso analogo si può fare per la Bielorussia; in una certa misura anche per l’Ucraina. Come abbiamo già detto, nelle altre repubbliche ex URSS la situazione è anche peggiore. Qui allora bisogna aprire un discorso particolare, da fare con grande attenzione, perché si può rischiare di essere fraintesi. Appare chiaro che la democrazia non è e non potrà mai essere un discorso di forma. Che la mia libertà, i miei diritti siano ampiamente garantiti sulla carta mi interessa poco, quando poi, nei fatti, il loro esercizio mi viene impedito con la forza, dove per forza dobbiamo intendere molte cose. Forza non sono solo il manganello o le manette: forza è anche la semplice minaccia della forza stessa come di altri danni o pregiudizi, sul lavoro, nelle proprie legittime aspirazioni di successo, nel proprio patrimonio, nella propria onorabilità. Ci sono governi pseudo-democratici che possiamo tranquillamente definire criminali, dove l’oppositore che utilizza la libertà che le leggi gli garantiscono viene ammazzato; spacciando l’uccisione per un caso di criminalità comune o roba del genere. Ci sono governi pseudo-democratici che non possiamo definire criminali, perché nessun oppositore viene assassinato, né arrestato, né esiliato, che tuttavia impongono al paese che ha la sventura di essere sotto il loro controllo un affievolimento dell’effettivo godimento dei diritti, una loro progressiva limitazione. Paesi nei quali il potere cerca quotidianamente di delegittimare il ruolo di ogni organismo di controllo, di denigrare e calunniare chiunque gli si opponga; paesi dove il potere utilizza la propria immanenza sui mezzi di informazione per snaturare la democrazia e asservirla ai propri fini, per censurare ed eliminare giornalisti e trasmissioni sgradite; paesi dove il potere sfrutta l’investitura popolare pur ricevuta in virtù delle regole concordate, per stravolgere quelle regole stesse e garantirsi la perpetuazione del mandato ad onta di esse. A questo punto sarebbe bello poter dire: sì, certi governi nazionali, magari soprattutto un certo governo nazionale, il nostro, si comportano in questa maniera, ma le forze che lo contrastano… No, non sempre e non ovunque. Esistono realtà locali nelle quali governa chi a livello nazionale è all’opposizione, e dove pure, a volte, si ripropongono le stesse, tristi logiche che sopra abbiamo delineato: disprezzo per le regole, abuso delle pubbliche risorse, informazione economicamente condizionata, intolleranza verso chi pretende di operare e parlare non in costante ossequio al potere, ostacoli sul cammino anche professionale di chi, esercitando il culto del “bene comune”, risulta eretico rispetto a quel compiaciuto esercizio del bene privato che è ormai divenuto la religione del nostro tempo. Non è necessario che il dissenso venga punito con la morte o la galera, perché si possa parlare di tirannide. Esistono vari gradi e intensità ai quali il vulnus alla libertà può essere portato; quelli più bassi e deboli non vanno trascurati, perché la storia ha insegnato che, purtroppo, è da questi che inizia la funesta discesa verso l’abisso. Sappiamo bene tutti, o dovremmo saperlo, che la libertà, la democrazia non sono conquiste irreversibili. In ogni società esisteranno sempre poteri, nazionali o locali, pubblici o privati, a volte tra loro connessi, che troveranno sgradevoli la critica, il dissenso, la verità. Contro tali poteri queste conquiste vanno quotidianamente difese. Per difendere la libertà esiste un solo strumento, il suo esercizio assoluto e costante. Per questo, quando più vediamo minacciati i nostri spazi di libertà, autonomia, indipendenza di giudizio, possibilità di espressione, tanto più è nostro dovere rafforzare il nostro impe- gno per praticarli, alzando la voce se occorre, correndo rischi, se è il caso; rifiutando le intimidazioni, le tentazioni del quieto vivere. L’arroganza del potere ha infatti questa truce caratteristica, più ti rassegni a sopportarla, a industriarti di conviverci, più essa diviene esigente e invasiva. Allora è indispensabile resistere. E contrattaccare.

Nota editoriale : Il Nobel a Mario Vargas Llosa
Quest’anno l’Accademia Reale svedese ha conferito il premio Nobel per la letteratura a Mario Vargas Llosa. Il premio Nobel, in tutte le sue declinazioni, è probabilmente una delle ultime cose serie che esistano al mondo. Il Nobel per la letteratura a volte viene conferito ad autori quasi sconosciuti al grande pubblico, ma sempre a giusta ragione: l’autore sconosciuto, grazie al premio, diviene famoso, troviamo i suoi testi in libreria e scopriamo quanto egli abbia meritato il riconoscimento; è il caso di Herta Müller, poetessa romena di lingua tedesca, che ottenne il Nobel l’anno scorso. Altre volte, il premio va ad un autore già consacrato, a buon diritto, dalla fama. È il caso di Vargas Llosa. L’Accademia ha legittimato la consolidata esperienza letteraria, umana e ideale di un grande maestro e chi già amava i suoi libri, assegnando a essi un posto speciale nella propria biblioteca, è come se fosse stato, un po’, premiato anche lui. Ora dovremmo parlare di Mario Vargas Llosa, inutile; preferiamo dare la parola a lui, riportando un brano del suo bellissimo saggio, “È pensabile il mondo moderno senza il romanzo?”, pubblicato in Italia da Einaudi nell’opera Il Romanzo - volume primo, La cultura del romanzo. “Noi lettori di Cervantes o di Shakespeare, di Dante o di Tolstoj, ci sentiamo membri della stessa specie perché, nelle opere che hanno creato, abbiamo imparato quello che condividiamo in quanto esseri umani, ciò che sussiste in tutti noi al di là dell’ampio ventaglio di differenze che ci separano. E nulla difende l’essere vivente contro la stupidità dei pregiudizi, del razzismo, della xenofobia, delle ottusità localistiche, del settarismo religioso o politico, o dei nazionalismi discriminatori, meglio dell’ininterrotta costante che appare sempre nella grande letteratura; l’uguaglianza essenziale di uomini e donne in tutte le latitudinie l’ingiustizia rappresentata dallo stabilire fra loro forme di discriminazione, dipendenza o sfruttamento. Niente, meglio dei buoni romanzi, insegna a vedere nelle differenze etniche e culturali la ricchezza del patrimonio umano e ad apprezzarle come una manifestazione della sua molteplice creatività. Leggere buona letteratura è divertirsi, certo; ma, anche, imparare, nel modo diretto e intenso che è quello dell’esperienza vissuta attraverso le opere di finzione, cosa e come siano, nella nostra interezza umana, con le nostre azioni, i nostri sogni e i nostri fantasmi, da soli e nell’intelaiatura delle relazioni che ci legano agli altri, nella nostra presenza pubblica e nel segreto della nostra coscienza, quella complessissima somma di verità contraddittorie – come le chiamava Isaiah Berlin – di cui è fatta la condizione umana.” Grazie, Maestro, e congratulazioni.
[Nota editoriale aggiunta: Gen 11, 2011 da Admin]

Questo libro è stato aggiunto : Lug 22, 2010
Punti: 1018
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Il Chiasso Largo - Numero 11   Molto popolare

Categoria : Libri Pascal Editrice / Rivista - Il Chiasso Largo


Autore : Pascal Editrice

Prezzo : 5,00
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Descrizione : Il Nobel a Mario Vargas Llosa Quest’anno l’Accademia Reale svedese ha conferito il premio Nobel per la letteratura a Mario Vargas Llosa. Il premio Nobel, in tutte le sue declinazioni, è probabilmente una delle ultime cose serie che esistano al mondo. Il Nobel per la letteratura a volte viene conferito ad autori quasi sconosciuti al grande pubblico, ma sempre a giusta ragione: l’autore sconosciuto, grazie al premio, diviene famoso, troviamo i suoi testi in libreria e scopriamo quanto egli abbia meritato il riconoscimento; è il caso di Herta Müller, poetessa romena di lingua tedesca, che ottenne il Nobel l’anno scorso. Altre volte, il premio va ad un autore già consacrato, a buon diritto, dalla fama. È il caso di Vargas Llosa. L’Accademia ha legittimato la consolidata esperienza letteraria, umana e ideale di un grande maestro e chi già amava i suoi libri, assegnando a essi un posto speciale nella propria biblioteca, è come se fosse stato, un po’, premiato anche lui. Ora dovremmo parlare di Mario Vargas Llosa, inutile; preferiamo dare la parola a lui, riportando un brano del suo bellissimo saggio, “È pensabile il mondo moderno senza il romanzo?”, pubblicato in Italia da Einaudi nell’opera Il Romanzo - volume primo, La cultura del romanzo. “Noi lettori di Cervantes o di Shakespeare, di Dante o di Tolstoj, ci sentiamo membri della stessa specie perché, nelle opere che hanno creato, abbiamo imparato quello che condividiamo in quanto esseri umani, ciò che sussiste in tutti noi al di là dell’ampio ventaglio di differenze che ci separano. E nulla difende l’essere vivente contro la stupidità dei pregiudizi, del razzismo, della xenofobia, delle ottusità localistiche, del settarismo religioso o politico, o dei nazionalismi discriminatori, meglio dell’ininterrotta costante che appare sempre nella grande letteratura; l’uguaglianza essenziale di uomini e donne in tutte le latitudinie l’ingiustizia rappresentata dallo stabilire fra loro forme di discriminazione, dipendenza o sfruttamento. Niente, meglio dei buoni romanzi, insegna a vedere nelle differenze etniche e culturali la ricchezza del patrimonio umano e ad apprezzarle come una manifestazione della sua molteplice creatività. Leggere buona letteratura è divertirsi, certo; ma, anche, imparare, nel modo diretto e intenso che è quello dell’esperienza vissuta attraverso le opere di finzione, cosa e come siano, nella nostra interezza umana, con le nostre azioni, i nostri sogni e i nostri fantasmi, da soli e nell’intelaiatura delle relazioni che ci legano agli altri, nella nostra presenza pubblica e nel segreto della nostra coscienza, quella complessissima somma di verità contraddittorie – come le chiamava Isaiah Berlin – di cui è fatta la condizione umana". Grazie, Maestro, e congratulazioni.
Questo libro è stato aggiunto : Gen 11, 2011
Punti: 972
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Lasciateci vivere la nostra primavera - E altre favole teatrali   Molto popolare

Categoria : Libri Pascal Editrice


Autore : Maria De Masi

Prezzo : 10,00
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Descrizione : In “Lasciateci vivere la nostra primavera” e nelle altre favole teatrali raccolte in questo volume, Maria De Masi, pur guardando il mondo con gli occhi incantati del “fanciullino” di pascoliana memoria, svolge la sua funzione educativa svelando, con l’arma della presa in giro e dell’arguzia, presunzioni, ipocrisie, egoismi, miopie delle quali troppo spesso è intessuta la società degli adulti. Quella della nostra autrice è una satira benevola, intendiamoci, ma non per questo meno efficace e costruttiva, anzi è proprio la soavità con la quale lei ce la porge a renderla più penetrante. Questo di Maria De Masi è un “mondo salvato dai bambini”, cioè un mondo che ha bisogno di innocenza, bontà, sincerità, ed è la forza e la dolcezza di questi valori a riempire di poesia le sue fiabe edificanti.

ISBN:978-88-7626-092-7

Pagine 103

Dimensioni:14,5x21


Questo libro è stato aggiunto : Ago 17, 2010
Punti: 926
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Passeggiate nel tempo (tra ceroni e microfoni). Autobiografia di un attore senese   Molto popolare

Categoria : Libri Pascal Editrice / Giorni /persone e storie


Autore : Valentino Bruchi

Prezzo : 15,00
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Descrizione : Valentino Bruchi, attore e regista nato a Siena nel 1912, è stato un protagonista della scena teatrale e cinematografica italiana dagli anni trenta a quelli cinquanta dello scorso secolo. Ha recitato in teatro con Ermete Zacconi, Ruggero Ruggeri, Emma e Irma Gramatica, Memo Benassi, Vittorio De Sica, Paolo Stoppa… Nel cinema è stato aiuto regista e coregista con Mervin Le Roy, Orson Welles, Ladislao Vayda… solo per citare alcune tappe di una formidabile carriera, ricca di molteplici esperienze. Questa sua autobiografia, grazie a una prosa viva e brillante, ci guida alla scoperta di un mondo magico e perduto, il teatro italiano e il cinema di quei tempi che viveva i primi timidi passi verso il suo destino di intrattenimento di massa. Scorre così davanti ai nostri occhi una galleria di personaggi ormai entrati nella mitologia dello spettacolo, della letteratura, dell’arte. Oltre ai nomi già ricordati ci imbattiamo in Antonio Gandusio, Gino Cervi, Orio Vergani, Trilussa, Sem Benelli, Giovacchino Forzano, Annibale Ninchi, Achille Campanile, Alessandro Blasetti e tanti altri; una galleria costellata da aneddoti, citazioni e riflessioni argute che ci restituiscono, dal vivo e in presa diretta, un’epoca ricca di fermenti culturali che da “ricordo” si è già trasformata in “storia”. Ma queste pagine, soprattutto nella parte iniziale del libro, ci parlano anche di Siena. Una Siena lontana e ormai dimenticata, nella quale a sera ci si addormentava ascoltando il lento cigolio di una carrozza, che giungeva attutito attraverso i vetri, dalla via sottostante… Pagine dalle quali traspare il grande amore che Valentino Bruchi nutrì per la sua città, con la quale mantenne sempre i contatti, anche quando la sua professione di attore lo costrinse a girare l’Italia, e alla quale volle tornare per trascorrere i suoi ultimi anni.

ISBN:978-88-7626-063-3

Pagine 160

Dimensioni:14,5x21


Questo libro è stato aggiunto : Set 10, 2010
Punti: 961
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