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Il Chiasso Largo - Numero 7   Molto popolare

Categoria : Libri Pascal Editrice / Rivista - Il Chiasso Largo


Autore : Pascal Editrice

Prezzo : 5,00
Ordina ora prosso 365 Bookmark.it
Descrizione : A proposito di Baricco Baricco non è mai stato tra i miei autori preferiti; gli riconosco indubbia capacità affabulatoria e padronanza del mezzo tecnico della scrittura, tuttavia i suoi romanzi mi paiono eccessivamente costruiti, calibrati, troppo tecnici, appunto. Pure la sua “sparata” contro i finanziamenti pubblici all’arte, in particolare al teatro, alla lirica, al cinema, pubblicata il 25 febbraio scorso da “La Repubblica”, mi è parsa un’intelligente provocazione capace di smuovere positivamente le acque morte del delicato e ambiguo rapporto tra pubblici poteri e cultura. Riducendo i concetti espressi dallo scrittore torinese all’osso, egli ha sostanzialmente detto: perché gli spettacoli teatrali, cinematografici devono essere sovvenzionati dallo Stato o dagli enti locali? Dovrebbe essere solo il consenso del pubblico, dunque il successo, a stabilire se un dramma o un film hanno diritto di esistere. Invece di dirottare milioni su spettacoli che nessuno va a vedere, impieghiamo quelle risorse per potenziare la scuola e per migliorare l’offerta culturale della televisione pubblica. Ovvero: invece di spendere soldi per sovvenzionare opere di valore ma troppo “difficili” per essere apprezzate dal grande pubblico, investiamo sull’istruzione in modo da poter avere, domani, un pubblico in grado di apprezzare le opere “difficili”. Come provocazione va bene; ma solo come tale. Perché se andiamo ad approfondire il problema, constatiamo subito che la situazione è assai meno semplice rispetto a come Baricco la pone. In pratica lui suggerisce che la vita o la non vita di un prodotto culturale sia affidata esclusivamente al mercato. E tutto andrebbe bene se in campo culturale, oggi, in Italia, esistesse un libero mercato; ma non è così. C’è chi, se produce un film o allestisce uno spettacolo teatrale, può permettersi di far circuitare i suoi registi, gli attori in una miriade di passerelle, trampolini, siparietti e tête à tête televisivi, pubblici, privati, internazionali, nazionali e locali. E chi no. Lo stesso dicasi per i libri che vengono pubblicati, i premi letterari che vengono organizzati, i dischi, i concerti. E non parlo certo di artisti o manifestazioni di chiara fama che è logico godano della visibilità che si sono conquistata nel tempo; ma ormai invasivamente anche artisti semisconosciuti o manifestazioni assolutamente marginali conquistano le prime, o seconde, serate e le prime, o terze, pagine grazie alla fitta rete di connessioni industrialpoliticfamiliarmunicipilasticclericolaicali che, a un certo momento, decidono che quel determinato film è un successo, che quell’attrice ha un talento straordinario, che quel tale scrittore è un maestro, che quel tal’altro premio letterario (del quale fino a un paio d’anni prima nessuno parlava) è la consacrazione del genio (tranne poi veder arrestato il suo presidente). E non ha alcun senso suggerire, come fa Baricco, che a sovvenzionare la cultura, in luogo dei pubblici poteri, siano i privati. Chi impedisce oggi ai privati di farlo? E come lo fanno? Naturalmente e legittimamente in una logica di profitto e dunque coniugandosi con il “mercato” sopra descritto. Ma come mai i giovani scrittori che escono dalla famosa scuola di scrittura “Holden”, diretta da Baricco stesso, trovano così facile accoglienza nella grande editoria, mentre i giovani che non possono permettersi le altrettanto famose rette di quella scuola restano ignorati? Non sarà forse perché quella scuola, grande produttrice di immagine ed eventi, è parte integrante del sullodato “mercato”? Ma andiamo… Il problema, se mai, è altro: quando lo Stato, o chi per lui, sovvenziona la cultura, quali criteri di valutazione e selezione adotta? Trasparenti, puramente meritocratici, squisitamente culturali? In questi casi il grande Totò avrebbe risposto: “Ma mi faccia il piacere…!” Diciamo le cose come stanno: i finanziamenti, le sovvenzioni, le sponsorizzazioni alla cultura, nel pubblico come nel privato, come in ogni altro settore si dibattono tra Manzoni e Cervantes: centinaia e centinaia di don Rodrigo e don Abbondio, senza che mai spunti un cardinal Federigo. Solo, ogni tanto, c’è un Don Chisciotte che se la prende coi mulini a vento.
Questo libro è stato aggiunto : Lug 22, 2010
Punti: 939
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Il Chiasso Largo - Numero 8   Molto popolare

Categoria : Libri Pascal Editrice / Rivista - Il Chiasso Largo


Autore : Pascal Editrice

Prezzo : 5,00
Ordina ora prosso 365 Bookmark.it
Descrizione : Fenomenologia della morte di Mike Bongiorno Quando questo numero della nostra rivista andrà in distribuzione si sarà, da poco, spento l’eco della morte di Mike Bongiorno. Abbiamo deciso di scimmiottare il titolo del breve saggio, critico e dissacrante, che un altro Eco, Umberto, gli dedicò negli anni ‘60 (appunto “Fenomenologia di Mike Bongiorno”) per muovere qualche riflessione sul fenomeno di massa che è stato rappresentato dallo spontaneo “lutto nazionale” che ha accompagnato la morte di questo popolarissimo uomo di televisione. Se ne è parlato, quasi commossi, in ogni bar, ufficio o parrucchiere; ne erano pieni giornali, radio e tv; migliaia di persone si sono recate a rendere onore alla sua salma; decine di migliaia si sono recate ai funerali, di Stato, che gli sono stati celebrati. Anche chi non lo amava ha scoperto di non amarlo un po’ meno di quanto pensasse e, comunque, ci ha “pensato”. Mike è uscito per sempre dalle cronache, è entrato nella Storia; ma in realtà ne era già parte. Tutto questo a noi italiani, specie a quelli sulla cinquantina e oltre, può sembrare normale, perché eravamo assuefatti a convivere con questo nostro “domestico” mito; pare abbia suscitato qualche stupore all’estero, e la cosa si spiega: siamo abituati ad assistere a tali fenomeni di universale e partecipe cordoglio di fronte alla morte delle grandi rock star (vedi il caso recente di Michael Jakson), dei grandi attori, dei grandi campioni dello sport: in questo caso si trattava di un presentatore specializzato in telequiz, la cosa non ha precedenti. Un presentatore di telequiz non trascina, non infiamma, non scatena. Bongiorno meno che mai, sempre tranquillo, tendenzialmente imbranato, quasi sgrammaticato e gaffeur. Eppure… Nei giorni scorsi sono stati versati fiumi d’inchiostro sul ruolo “storico” di Mike. Qualcuno ha detto che egli avrebbe unificato l’Italia per mezzo della televisione. In parte è vero, ma non del tutto. Assolsero a tale ruolo più o non meno di lui altri benemeriti del tubo catodico: il maestro Manzi, Mario Riva, Niccolò Carosio… È stato scritto che egli abbia, di fatto, “inventato” la televisione italiana. Anche qui crediamo che il merito vada equamente distribuito tra più soggetti, non dimenticando, ad esempio, i grandi sceneggiati popolari degli anni ‘50 e ‘60 di Bolchi, Majano e altri ancora. Forse la specificità di Bongiorno risiede altrove: la sua lunghissima carriera, questa sì senza uguali, gli ha permesso di testimoniare e, in qualche modo, documentare e forse rappresentare cinquant’anni di storia della società italiana così come è possibile leggerla attraverso la televisione; punto di osservazione formidabile e, allo stesso tempo, motore non secondario delle trasformazioni che in quella società sono intervenute. Il passaggio dall’Italia agricola del dopo guerra a quella industriale del boom; l’Italia consumista degli anni sessanta che esauriva la spinta innovativa del dopoguerra ed entrava nella “cultura di massa”; poi l’affermazione della tv commerciale sul finire degli anni ‘70, preludio alla dittatura dell’auditel che ne ha svilito il livello culturale; fino alla tv globalizzata dei format che impera attualmente. Di tutti questi passaggi Bongiorno è stato il “decoder” vivente, traduttore, testimonial, divulgatore, sdoganatore, comunque simbolo. Lui era quello che c’era stato, c’era e ci sarebbe stato: sempre, qui il suo essenziale merito, con ottima professionalità e quella sobrietà oggi divenuta merce tanto rara. Per questo la sua assenza improvvisa - per quanto evento razionalmente contemplabile data la sua età - ci coglie impreparati, interdetti, apre obiettivamente un vuoto. Questo è preoccupante: in una società culturalmente evoluta quale dovrebbe essere la nostra, in un’industria televisiva ricca, anche se sempre meno pluralista com’è quella italiana, la scomparsa di un presentatore ottantacinquenne dovrebbe essere, al di là del fatto umano, un accadimento indolore. Non è così. L’offerta, culturale e non, è talmente mortificante che ci toccherà rimpiangere questo mite e onesto artigiano del video. Con buona pace del professor Eco, ben altre fenomenologie, grevi e sinistramente banali, imperano oggi. E c’è poco da stare in “allegria”. Ahi, ahi, ahi, siora…
Questo libro è stato aggiunto : Lug 22, 2010
Punti: 947
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Il Chiasso Largo - Numero 9   Molto popolare

Categoria : Libri Pascal Editrice / Rivista - Il Chiasso Largo


Autore : Pascal Editrice

Prezzo : 5,00
Ordina ora prosso 365 Bookmark.it
Descrizione : Alda Alda Merini non scriverà più versi. Probabilmente ci saranno editori che pubblicheranno postume sue poesie; il malvezzo di raschiare il fondo dei cassetti dei grandi autori defunti non morirà mai. Ma quel limpido fiume carsico che sotto la superficie di una vita stenta e sventurata, a più riprese è emerso per offrire una delle più nitide e alte testimonianze liriche del novecento e di questo breve scorcio di un nuovo secolo, si è raccolto per sempre nel suo letto sotterraneo. Quando muore un poeta, non cessa semplicemente di vivere una persona; si spegne una luce che illuminava di verità uno spazio del nostro esistere; si chiude una finestra dalla quale era possibile guardare con occhi diversi ciò che a tutti è dato guardare ma a pochi vedere. Certo i grandi poeti sono immortali. Ma la loro immortalità può essere peggiore di una dignitosa e irrevocabile estinzione. Spesso li imbalsamiamo in stereotipi arbitrari, scaviamo loro una nicchia e li incassiamo nel muro, li congeliamo in aride antologie… Mentre il poeta è un decifratore e ricodificatore del reale, scompone la vita in segmenti reinterpretati dalla sua sensibilità e personale visione del mondo e ce la ripropone sotto forma di allusioni, sogni, metafore, analisi; concedendoci conoscenze e angoli di visione che prima non possedevamo. Quando un poeta muore, seppelliamolo con grazia e rassegnazione. Ma l’omaggio vero che possiamo rendergli sta nel continuare a tenere in vita la sua poesia, proseguendo nella ricerca che egli ci ha indicato. Detta così sembra cosa ovvia e facile. Il fatto è che non accade mai. Sembrerebbe che la poesia sia inutile. Forse è proprio così. Tutti onorano e celebrano Dante, Leopardi, Montale, ma se ci guardiamo intorno, se ci specchiamo nella società amorale, volgare, violenta, qualunquista che ci circonda, troviamo ignorata, nei fatti, la loro esperienza. E non è questione di istruzione o meno: anche chi ha studiato e può definirsi colto emana a piene mani amoralità, volgarità, violenza… Qualcuno, a questo punto, mi darà del moralista: ormai non esistono più le persone morali. Non appena qualcuno si permette di fare un minimo richiamo a qualche valore etico viene bollato come “moralista”. Io non credo di esserlo; vorrei solo un briciolo di coerenza. Vorrei che questa società, nel suo complesso, almeno provasse a vivere un minimo in aderenza con quei principi e valori e fini (civili, religiosi, sociali) ai quali, a parole, dichiara di ispirarsi. Tutto qui. Allora, Alda Merini: ha cantato la propria emarginazione, il proprio essere altro e al di fuori dalla vita di tutti, ha esplorato la disperazione degli ultimi e il senso profondo dell’essere a questo mondo di ognuno. Che il suo messaggio resti, crei, incida, mentre in questo paese aumentano gli emarginati, si perseguitano i diversi, per razza o per natura, si sacrificano gli ultimi di ogni condizione. Almeno noi pochi che ci crediamo, comandiamoci le sue parole: “…la verità è sempre quella/ la cattiveria degli uomini/ che ti abbassa/ e ti costruisce un santuario di odio/ dietro la porta socchiusa…”
Questo libro è stato aggiunto : Lug 22, 2010
Punti: 999
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