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Home page - Editoriali - Puntini di sospensione...
 24-Feb-2009   Stampa la pagina corrente   Mostra la posizione di questa pagina nella mappa

Puntini di sospensione...

Puntini di sospensione...

Esaminando testi inviati a questa rivista o alla mia casa editrice, la Pascal, ho osservato che molti, moltissimi aspiranti scrittori fanno un uso decisamente generoso, spesso eccessivo, in qualche caso smodato, dei puntini di sospensione. A volte mi succede, curando l'editing di un testo, di impiegare buona parte del tempo a cancellare l'alluvione di puntini di sospensione che lo sommerge. La cosa può apparire strana: tutto sommato i puntini sono un po' la cenerentola tra i segni di punteggiatura. Si dovrebbe far ricorso ad essi assai di rado e ciò per un ottimo motivo: la scrittura è espressione, mentre i puntini sono un'elusione dell'espressione; uno si mette a scrivere per dire qualcosa, i puntini sono invece lo strumento del non dire.

Li usiamo quando vogliamo significare che, oltre alla cosa della quale abbiamo appena parlato, ce ne sarebbero altre che non vogliamo perdere tempo ad enumerare; in questo caso i puntini sono un sostituto assai più elegante del sincopato e cacofonico "etc", o dell'arcaico e banale "e via discorrendo". Oppure i puntini ci servono proprio per far intendere qualcosa che preferiamo tacere ma che il contesto del discorso, peraltro, rende evidente. O, ancora, questo segno è usato dal narratore quando vuole mettere in luce una condizione di disagio, di imbarazzo o timore da parte di un personaggio, che vorrebbe parlare ma, ad un cero punto, preferisce tacere e allora. . .

Dunque i nostri puntini sono uno strumento utile ma da usare in circostanze assai specifiche e particolari, al di fuori delle quali, semplicemente, non hanno senso. Invece mi giungono tra le mani testi, magari non privi di qualità intrinseche, ma che contengono più puntini di sospensione che parole. Credetemi. Come mai? Temo che si tratti di una sorta di scorciatoia o fuga dalla difficoltà di esprimere uno stato d'animo, descrivere una situazione, analizzare una personalità. Temo, cioè, che si tratti di una rinunzia a misurarsi con la fatica di scrivere. Io penso che nell'apprendista autore scatti, magari inconsapevolmente, un meccanismo psicologico simile a quello del cavallo che "scarta" davanti ad un ostacolo: ecco ho detto questo -pensa il suo subconscio- e vorrei dire altro, vorrei approfondire questo concetto ma non ci riesco, non trovo le parole, non ce la faccio a misurarmi con la difficoltà dell'impresa.

Allora: puntini di sospensione. Ne consegue che, a mio parere, la sovrabbondanza di tale segno non denota a favore della qualità e della capacità di impegno dell'autore. Consiglierei a chiunque si renda conto, magari dopo aver letto questa paginetta, di abbondare coi puntini di esrcitarsi in un semplice e modesto esrcizio: li cancelli tutti e cerchi di comporre, al loro posto, il concetto rimasto nella penna. Sono convinto che in molti casi scopriranno di esserne capaci, certo a costo di fatica.

 

Ma senza faticare. . .  
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