Nel dicembre 2005 è uscito il libro di Patrizia Turrini dal titolo: “Il bere antico. I vini sulla tavola dei senesi tra medioevo ed età moderna”, primo della nuova collana “La sapienza delle cose”, Pascal editrice. Il testo si avvale della prefazione di Vinicio Serino , di alcuni disegni di Maria Vittoria Ciampoli , e di numerose illustrazioni a colori. Patrizia Turrini ripercorre la storia della vite e del vino nel corso di un millennio, basandosi su una serie eterogenea di fonti (letterarie, giuridiche, storiche ed iconografiche), che mostrano le mille sfaccettature del tema. La sua ricerca prende le mosse dalla produzione e dal consumo di questa bevanda nella Toscana medievale per arrivare a Siena, con approfondimenti sul Brunello di Montalcino e sul Nobile di Montepulciano, senza tralasciare cenni riguardo al Monte Amiata – in particolare: Montelaterone, Abbadia San Salvatore e Monticello – ed a molte altre località del contado.
Il racconto si snoda a partire da documenti conservati all’Archivio di Stato di Siena (dove l’Autrice svolge il suo lavoro di archivista) e alla Biblioteca Comunale degli Intronati. Un antico patto agrario, risalente al 735 d.C., testimonia l’abitudine ad usare il vino come mezzo di pagamento per prestazioni d’opera o contribuzioni. Molti contratti di vendita e trasferimenti di proprietà, di terreni coltivati con vigne, confermano l’ampia diffusione della viticoltura nell’alto Medioevo. Le cronache dell’epoca ci informano anche sui livelli di consumo del vino in Toscana: da uno a due litri al giorno pro capite. Questi dati non devono stupire, infatti, si trattava dell’unica bevanda disponibile – salvo l’acqua – inoltre, i “consumatori” delle fasce sociali più basse in essa trovavano una parte degli apporti calorici necessari alla sopravvivenza. La ricerca prosegue con la lettura degli Statuti del Comune, della Gabella, del Campaio, del Maggior Sindaco dai quali sono estratte numerose notizie circa le ingerenze del Comune su vari aspetti della produzione e della distribuzione del divino liquido: dall’individuazione del periodo della vendemmia alle sanzioni per il danneggiamento delle vigne, dalle modalità della vendita al dettaglio al commercio fuori dalle mura cittadine. Il libro è ricco di citazioni letterarie, come le rime in cui il senese Cecco Angiolieri tesseva le lodi del vino, le novelle di Pietro Fortini o i poemi seicenteschi di Francesco Redi. L’Autrice riporta una poesia popolare, che veniva recitata – prima del sorgere del sole, da una giovane vergine inginocchiata – come “rimedio” contro la filossera: “Dio ti salvo donna brucha / Yesu Christo ti saluta / te saluta e benedice / che tu esca de la vite”. Un’altra preziosa fonte di studio sono i dipinti che mostrano il paesaggio agrario segnato da campi vitati con filari a “cavalcapoggio”, come nell’affresco del Buon Governo di Ambrogio Lorenzetti, conservato nel Palazzo Pubblico di Siena. Interessanti i riferimenti alle tavole imbandite, rappresentate in alcune scene sacre, sulle quali possiamo scorgere bicchieri, brocche e boccali di vetro, ceramica, metallo, semplici o decorati, calici e bottiglie di uso quotidiano o riservati ad eventi particolari. Lo sguardo si perde in un’ampia carrellata tra le Nozze di Cana di Duccio di Buoninsegna, l’Ultima cena di Pietro di Francesco degli Orioli, l’Inferno (I Golosi) di Taddeo di Bartolo, fino al Bacco d’Elci, scultura di marmo realizzata da Antonio Federighi nella seconda metà del Quattrocento, acquistata nel secolo scorso dalla Banca Monte dei Paschi. Patrizia Turrini, mentre ricostruisce la storia del vino in area senese, ci svela aneddoti e curiosità inedite, come quelli che seguono. Nel XIII secolo, a Siena, i privati portavano ai prestatori d’opera nei cantieri edili del vino come parte del compenso, soprattutto per evitare che interrompessero il lavoro per “rinfrescarsi la gola”. Si trattava solitamente di acquarello, mentre il vino di buona gradazione veniva riservato ai banchetti per le nozze e ad altre occasioni particolari. Numerosi documenti attestano gli interventi del governo senese sul commercio del vino, come la normativa di controllo sulla capacità dei contenitori di cui si servivano gli osti. Inoltre, le gabelle (tasse) sul vino, imbottato (immesso nelle botti) o da imbottarsi, riscosse da un’apposita magistratura, procuravano considerevoli introiti per l’erario comunale. L’Autrice ricorda che alcuni trattati esaltavano le virtù terapeutiche del vino, bevuto con moderazione. Giovanni Boccaccio nel suo Decameron narra la storia del mal di stomaco dell’Abate di Cluny. La novella racconta che alcuni medici, dopo aver visitato l’Abate, gli avevano consigliato di andare a Bagno Vignoni per curarsi. Ghino di Tacco lo prese prigioniero nel castello di Radicofani e lo sottopose alla sua cura a base di due fette di pane abbrustolito accompagnate da un “gran bicchiere” di Vernaccia, così dopo alcuni giorni di questo trattamento l’Abate guarì... Addirittura, durante la Peste Nera del 1348 e le pestilenze del Quattrocento, il prezioso liquido veniva distribuito ai malati perché era considerato un toccasana per combattere il morbo! E ancora: per la visita di Papa Pio II (al secolo Enea Silvio Piccolomini), nel 1460, gli Ufficiali del vino si preoccuparono di procurarsi vini “solenni” per il Pontefice e la sua corte. Infine, prima della caduta di Siena del 1555, si racconta che il celebre condottiero Biagio di Monluc, per infondere speranza e ardimento nei soldati senesi, fosse solito indossare il suo vestito migliore e lavarsi la faccia col vino, perché prendesse colore. Il viaggio enologico di Patrizia Turrini ricompone i vari aspetti della produzione e del consumo del vino in una visione d’insieme, che spazia nei secoli, tra dipinti e documenti, e nelle campagne senesi. Il libro fa rivivere dettagli, notizie, storie di uomini e donne (abitanti della città e del contado, gente comune e personaggi famosi), tutti quanti espressione di una terra in cui la tradizione vitivinicola è profondamente radicata.
Francesca Monaci
1. Docente di Sociologia presso l’Università degli Studi di Siena. Ha curato la pubblicazione di ricerche interessanti, in particolare sulla magia e la stregoneria. Tra i volumi più recenti v. L’umanità a tavola. Visioni del mondo e culture alimentari. Elementi per una storia sociale del cibo, Firenze 2003, I maestri del tempio: logge e liberi muratori a Siena dall’Illuminismo all’avvento della Repubblica, Monteriggioni 2003, e con Lorenzo Maccari, Saperi e mestieri, NIE 2004.
2. Nota artigiana - artista senese. Sono opera sua alcuni disegni pitturati sui bandieroni dei cosiddetti Figurin Maggiori di alcune Contrade del Palio di Siena. Per la sua Contrada (la Torre) ha riprodotto il dipinto di alcune storiche bandiere disegnate da bozzetti e foto d’epoca.