 Recensione di Roberto Barzanti alla "Città del Costituto" e "Siena nel primo Rinascimento dal dominio milanese a Pio II" Non c’è che dire: il dibattito sul Rinascimento – senso del concetto, periodizzazione relativa, sua applicabilità ai vari ambiti della ricerca – è destinato a non chiudersi mai e ora è diventato pure argomento da rotocalchi pubblicitari. Se sfogliate l’ultimo numero di “Style”, un mensile dove è arduo rintracciare qualcosa da leggere, vi imbattete in poche righe, probabilmente di Philippe Daverio, il quale consiglia con entusiasmo di visitare la mostra dedicata a “Le arti a Siena nel primo Rinascimento”, “una mostra strepitosa – dice – con oltre 300 capolavori mai radunati prima”, “nella città delle meraviglie, tra campagne perfette, osterie sublimi e grandi vini” e poi accenna alla disputa mai conclusa rifacendosi a Armando Sapori. Il quale, senese illustre dell’Oca, economista, storico, a lungo rettore della Bocconi, sostenne che “il Rinascimento, inteso dalla storiografia ottocentesca come fenomeno del Quattro e del Cinquecento, non è mai esistito e che vi fu viceversa un’evoluzione naturale nell’arte italiana dalla fine del XIII secolo fino alla rivoluzione industriale”. |